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CHIAMATI A DIVENTARE SANTI - percorso di evangelizzazione

«Come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo» (cf. 1Pt 1,15-16; Lv 19,1-2).

La Catechesi del Santuario 2016-2017

LA COMUNIONE DEI SANTI NELLA RELIGIOSITÀ POPOLARE

Programma delle Catechesi

Catechesi I          18 Novembre 2016           La professione di fede

Catechesi II           2 Dicembre 2016            La Beata Vergine Maria

Catechesi III        16 Dicembre 2016            Santità e stili di vita

Catechesi IV       13 Gennaio 2017              Le parole di Gesù e le virtù dei Santi

Catechesi V        27 Gennaio 2017              I dieci comandamenti e il comandamento dell'amore

Catechesi VI       10 Febbraio 2017             La Santissima Trinità e l'Eucaristia

Catechesi VII      24 Febbraio 2017             Il culto dei defunti

Catechesi VIII     10 Marzo 2017                 Religiosità e collettività

Catechesi IX       24 Marzo 2017                 Religiosità e credenze

Catechesi X         7 Aprile 2017                   Comprendere la Parola di Dio

Catechesi XI      21 Aprile 2017                   Proclamare la Parola di Dio

Catechesi XII       5 Maggio 2017                Conoscere la Tradizione della Chiesa

Catechesi XIII    19 Maggio 2017                 Vivere la Tradizione della Chiesa

 

Descrizione delle Catechesi

Introduzione

Il percorso di evangelizzazione proposto dal Santuario Francescano di Cava dei Tirreni si configura come una formazione religiosa svolta nella forma della catechesi periodica.
I vari argomenti delle catechesi saranno presentati a partire dalla testimonianza dei Santi, in particolare dei Santi venerati nel Santuario: i loro perenni insegnamenti saranno considerati richiamando aspetti biblici, dottrinali, spirituali.

 

18 Novembre 2016

La prima catechesi ha presentato il tema del percorso di evangelizzazione: La comunione dei santi nella religiosità popolare. Le catechesi si svolgeranno considerando i due aspetti menzionati.
Nella prima parte sarà trattato di volta in volta un argomento della dottrina cattolica sulla comunione dei santi. Nella seconda parte la religiosità popolare sarà caratterizzata nel contesto della professione di fede. Il percorso prevede anche una riflessione sugli stili di vita del credente ispirati alle virtù dei santi.

 

2 Dicembre 2016

La seconda catechesi ha trattato un tema mariano in riferimento alla religiosità popolare. In particolare sono stati introdotti i due dogmi mariani professati dalla Religione Cattolica: l'immacolata concezione e la gloriosa assunzione della Beata Vergine Maria. Secondo la dottrina espressa da questi due dogmi, la Madonna, in vista dell'Incarnazione del Figlio di Dio è stata preservata dal peccato originale ed è stata partecipata in modo singolare alla Risurrezione del Signore Gesù attraverso l'assunzione in cielo in anima e corpo.

Il riscontro di questi due misteri di fede è evidente osservato nel contesto della religiosità popolare mediante il Rosario, la preghiera devozionale per eccellenza. Le tradizionali litanie lauretane, infatti, sembrano culminare nella proclamazione dei due misteri di fede che la tradizione cattolica professa in riferimento alla Beata Vergine Maria, nonché nell'invocazione della sua efficace intercessione. Tra le litanie lauretane è stata commenta l'invocazione stella del mattino, in riferimento all'effige della Santissima Concezione custodita nel Santuario Francescano di Cava dei Tirreni (SA).

 

16 Dicembre 2016

La terza catechesi ha trattato un argomento della dottrina cattolica sulla comunione dei santi, di alcune testimonianze dei santi dei primi secoli del cristianesimo e degli stili di vita del credente secondo la professione di fede.

Nella prima parte sono stati presentati alcuni criteri sia biblici che dottrinali inerenti al tema della santità: originariamente il termine biblico santo indicava il credente in Cristo; nei primi secoli della Chiesa, poi, questo termine passò ad indicare alcuni personaggi che, avendo vissuto eroicamente le virtù cristiane, venivano venerati da tutti i credenti come modelli di santità.

Nella seconda parte è stato, quindi, osservato il culto di alcuni santi delle origini del cristianesimo secondo alcuni approcci tipici della religiosità popolare (es.: santa Lucia, sant'Agnello).

La riflessione si è estesa in un dibattito con i partecipanti, incentrato sugli stili di vita di un credente che sperimenta situazioni difficili e rischiose riguardo alla testimonianza cristiana (es.: interruzione del matrimonio in quanto sacramento).

 

13 Gennaio 2017

La quarta catechesi ha trattato il tema dell'amore dei nemici: l'esigente insegnamento del Vangelo è stato presentato attraverso uno scritto di san Francesco d'Assisi e la testimonianza di vita di santa Rita da Cascia, due santi venerati nel Santuario Francescano di Cava dei Tirreni (SA).

San Francesco d'Assisi in una delle sue Ammonizioni spiega l'amore dei nemici come un'esperienza di carità fraterna: egli ritiene che ama davvero il suo nemico colui che non si duole del male ricevuto, ma brucia per il peccato che l'altro ha compiuto e rimane in relazione con lui mostrandolgi amore con le opere.

Santa Rita da Cascia ha vissuto una determinante esperienza di questo imperativo del Vangelo, sostenendo la prova di amare un marito violento, che ha ricondotto a Dio, e impegnandosi in una faticosa opera di riconciliazione, per arrendere la brama di vendette dalla famiglia del marito.

Infine, attraverso la preghiera spontanea è stato invocato il dono di comprendere il misterioso progetto di Dio nella vita di ciascun credente, che pur desideroso di compiere la volontà di Dio, fa comunque l'esperienza del male, sia subito mediante i limiti altrui, che manifestato con i personali limiti umani.

 

27 Gennaio 2017

La quinta catechesi ha trattato il tema del comandamento dell'amore in relazione ai dieci comandamenti: questi eminenti insegnamenti biblici sono stati presentati come strumenti di santificazione, secondo l'insegnamento del Catechismo della Chiesa Cattolica, e sono stati spiegati mediante un sermone di sant'Antonio di Padova e il rimando ad alcuni santi venerati nel Santuario Francescano, come l'arcangelo Raffaele e sant'Anna.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica presenta la vita cristiana, proponendo i dieci comandamenti come espressione dell'amore di Dio e del prossimo. Ad esempio, il terzo comandamento (santificare le feste) realizza un atto d'amore verso Dio; mentre il quarto comandamento (onorare il padre e la madre) realizza un atto d'amore verso il prossimo. Il comandamento dell'amore raggiunge, però, la sua pienezza nella proposta di Gesù: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi (cf. Gv 15,12-17).

Sant'Antonio in uno dei suoi Sermoni commenta l'insegnamento biblico dell'amore di Dio e del prossimo, presentando queste due prospettive dell'unico comandamento dell'amore come la via di perfezione e la perfezione della patria. In questo modo, sant'Antonio affermerebbe che l'osservanza dei comandamenti santifica l'uomo e crea le condizioni di un mondo migliore.

La Bibbia, attraverso il libro di Tobia, esorta a rimanere fedeli alla volontà di Dio anche nelle avversità, raccontando che l'arcangelo Raffaele viene inviato da Dio ad aiutare due famiglie in difficoltà e a compiere per il loro bene alcuni prodigi che confermano nella volontà di Dio coloro che gli sono fedeli, sebbene la vita riservi prove inaspettate.

La tradizione cristiana, poi, non manca di segni che rimandano all'urgenza di trasmettere gli insegnamenti della fede. Ad esempio, la rappresentazione di sant'Anna, nelle sue varie espressioni (effigi, statue, affreschi, dipinti) viene costantemente presentata con accanto Maria bambina, di cui sarebbe la madre, e intenta ad insegnarle la Legge di Dio, simboleggiata da un libro aperto sulle sue ginocchia.

Imparare a riconoscere i segni autentici di Dio che guida la storia degli uomini e formarsi alla conoscenza approfondita dei misteri della fede non è sempre un impegno costante nella vita di un credente. Dai santi emerge una comtinua esortazione a vivere secondo la volontà di Dio, osservando i suoi comandamenti e assecondando le esigenze del suo progetto di salvezza.

 

10 Febbraio 2017

La sesta catechesi ha trattato alcuni misteri della fede: la Santissima Trinità e l'Eucaristia. Questi eminenti misteri, i quali caratterizzano particolarmente la Religione Cattolica, sono stati presentati a partire da alcuni tratti di spiritualità da essi derivanti, secondo l'insegnamento della Chiesa, per alcuni aspetti che riguardano il culto in riferimento alla religiosità popolare, e la testimonianza di alcuni santi, in particolare a partire da alcune riflessioni di san Pasquale Baylon.

La dottrina della Chiesa Cattolica insegna che la Santissima Trinità e l'Eucaristia sono i misteri di fede che stanno a fondamento della Religione Cattolica, in quanto rimandano alla rivelazione del Dio trino e unico e al segno sacramentale della presenza vera e reale del Signore: si tratta di doni della rivelazione divina che derivano dal mistero pasquale di Gesù Cristo, cioè la sua passione-morte-risurrezione.

La Chiesa insegna che alla Santissima Trinità e all'Eucaristia si offre un culto di adorazione, a differenza del culto che si offre alla Madonna e ai Santi, i quali, invece, sono venerati e onorati dai fedeli. Il culto di adorazione, quindi, è un'espressione della religiosità del popolo che viene riservato unicamente al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo e alle specie eucaristiche.

La spiritualità cristiana di tutti i tempi si è espressa in una radicata professione trinitaria ed è vissuta come dono di sé, valore eminentemente comunicato dalla celebrazione eucaristica. San Pasquale Baylon, santo francescano vissuto in Spagna nella metà del XV secolo, è stato insignito da Dio di particolari doni di comprensione dei misteri della fede.

Egli sembra comprendere che l'intervento di Dio è sempre un intervento salvifico per la vita dell'uomo, il quale deve essere sempre aperto e disponibile al rendimento di grazie. Egli insegnava che a Dio va chiesto sempre ciò che è anche espressione della sua volontà e davanti a lui l'uomo matura l'umiltà riconoscendo la propria povertà.

La Santissima Trinità e l'Eucaristia costituiscono, dunque, un punto di riferimento imprescindibile nella vita di un credente cristiano e cattolico. Essi esprimono anche l'apice di ogni devozione e pietà che ogni fedele può maturare nell'esperienza di un autentico culto e di una ordinata spiritualità.

 

24 Febbraio 2017

La settima catechesi ha trattato il culto dei defunti, il quale può ascriversi tra le espressioni più eminenti tanto della fede cristiana quanto del culto cattolico. Questo tema ha offerto la possibilità anche di sviluppare le tre parti della catechesi: nella prima parte si è considerato un argomento dottrinale, ovvero la risurrezione della carne; nella seconda parte è stato caratterizzato il culto dei defunti nella religiosità popolare in riferimento agli angeli; nella terza parte si è svolto un dibattito sul tema della morte e della fede nella vita eterna.

La dottrina della risurrezione della carne è una concezione religiosa poco conosciuta dai credenti, per quanto alcuni misteri della fede sulla vita eterna siamo molto popolari, come alcuni aspetti che riguardano il giudizio universale. Il Catechimso della Chiesa Cattolica presenta la risurrezione della carne come uno dei momenti ultimi del disegno salvifico, allorquanto Gesù Cristo ritornerà per risvegliare i corpi di coloro che sono morti e le cui anime sono state già sottoposte al giudizio che avrebbe determinato un immediato ingresso nella gloria di Dio oppure la purificazione nello stato di vita detto Purgatorio.

Dunque, coloro che muoiono sperimentano il distacco dell'anima dal corpo: l'anima continua il suo cammino verso il Signore, mentre il corpo rimane sulla terra in attesa della risurrezione della carne. Per questo la tradizione cattolica riserva al culto dei defunti un ruolo eminente, perché questo culto è strettamente legato a quanto la professione di fede insegna sulla risurrezione di Cristo e sulla vita eterna.

La religiosità popolare afferma questo culto nella celebrazione del 2 Novembre, la Commemorazione di tutti i Fedeli Defunti. Ma anche nelle circostanze della vita umana in cui si fa l'esperienza della morte: in queste circostanze si celebrano, infatti, tradizionalmente le esequie mediante la celebrazione eucaristica e tutti gli altri riti di sepoltura. In queste liturgie, la tradizione della Chiesa ha assimilato alcune preghiere, la cui origine sembra di carattere  biblico e devozionale.

Ad esempio, durante l'ultima raccomandazione e commiato della celebrazione delle esequie, il sacerdote prega insieme ai fedeli con queste parole: Venite, santi di Dio, accorrete, angeli del Signore. Accogliete la sua anima e presentatela al trono dell'Altissimo. Ti accolga Cristo, che ti ha chiamato, e gli angeli ti conducano con Abramo in paradiso. La Chiesa, infatti, invoca continuamente per i fedeli defunti la loro partecipazione alla comunione dei santi.

 

10 Marzo 2017

L'ottava catechesi è stata inquadrata nel tema del rapporto tra Religione e Politica: in questo ambito, tanto avvincente quanto difficoltoso, sono stati considerati esemplarmente alcuni argomenti, tra cui emergono il servizio e il lavoro.

In questa prospettiva, sia la Religione che la Politica potrebbero delineare percorsi comprensibili in modo complementari, nel rispetto delle competenze peculiari, ma anche rispetto ad alcuni valori che rappresentano lo stesso anelito al bene e nei quali ogni uomo può sperimentare o ritrovare l'identità collettiva.

L'argomento inerente del servizio è stato considerato in riferimento al ministero della Chiesa Cattolica, in particolare per quegli aspetti della ministerialità della Chiesa che si esprimono nel ministero ordinato dei ministri sacri. Per lo sviluppo di questo argomento è stata osservata la testimonianza di alcuni santi venerati nel Santuario Francescano di Cava dei Tirreni (SA): ad esempio, santo Stefano e san Lorenzo, diaconi.

Si tratta di due diaconi (lett.: servitori) che hanno dato la vita per il Signore Gesù in tempi avversi, in cui predicare la Parola di Dio (santo Stefano; cf. At 6,1 - 7,60) e occuparsi dei poveri (san Lorenzo; II sec. d.C.) esponeva al martirio, in quanto le autorità  religiose costituite in seno al Giudaismo (per santo Stefano) e le autorità politiche che costituivano l'Impero Romano (per san Lorenzo) osteggiavano la nascente fede cristiana.

L'argomento inerente al lavoro è stato considerato, invece, in riferimento alla carta costituzionale della Repubblica Italiana, in particolare facendo riferimento ai primi articoli che ne affermano i principi fondamentali. Per lo sviluppo del suddetto argomento sono stati commentati l'art. 1 e l'art. 3, nei quali viene espresso il valore del lavoro.

I due articoli, infatti, considerati insieme a partire dalla traccia tematica del lavoro, sembrano proporre la figura del cittadino italiano come lavoratore. Questa concezione nobilita a tal punto l'uomo e la sua professionalità che egli viene considerato come coinvolto nell'organizzazione politica, economica e sociale del paese (cf. Costituzione, art. 3). Si è considerato che questa proposta potrebbe essere già un'attuazione del principio che l'Italia sia un paese fondato sul lavoro (cf. Costituzione, art. 1).

Queste considerazioni sul ministero religioso e il lavoro professionale hanno suscitato alcune riflessioni, dalle quali emergono sia critiche polemiche che costruttive. La contestualizzazione di questo tema nelle catechesi sulla comunione dei santi nella religiosità popolare ha fatto emergere l'esigenza di riconoscere nei santi e in alcuni personaggi illustri, dai fondati principi e provati ideali, dei modelli per la cultura collettiva.

Questo confronto tra Religione e Politica ha sottolineato il valore sociale della religiosità popolare come ricerca e attuazione del bene, anelito che attraversa anche in modo propositivo la cultura.

 

24 Marzo 2017

La nona catechesi ha trattato alcuni argomenti che si possono ricondurre al tema del rapporto tra Religione e Credenze: questo tema coinvolge non tangenzialmente il contesto della religiosità popolare, soprattutto in riferimento ad alcuni fenomeni che riguardano le manifestazioni del Diavolo.

La lotta contro il male e le sue manifestazioni diaboliche è un impegno costante della ministerialità della Chiesa: infatti, attraverso il ministero dell'esorcistato viene svolto un benefico servizio a favore dei credenti che rimangono preda del peccato e del male in vari mori e in varie forme. L'esorcismo è, dunque, un ministero di liberazione dagli influssi malefici o dalle possessioni demoniache che si svolge attraverso il ricorso a preghiere e riti speciali che possono amministrare efficacemente alcuni sacerdoti incaricati.

L'approccio a questi seri e delicati fenomeni viene spesso compreso entro alcune credenze popolari, le quali hanno un retaggio culturale talmente radicato, che esso stesso stabilisce una sorta di comprensione naturale di queste credenze nel fatto religioso, sebbene esse non lo esprimano affatto o non lo esprimano in pienezza.

Un sbagliato approccio ai fenomeni che riguardano le manifestazione del male rischia di compromette la genuinità del senso religioso dei fedeli, generando ulteriori realtà negative che sfociano nel ricorso alla magia occulta, alla scaramanzia e alla superstizione. Per questo il popolo di Dio deve essere costantemente guidato e formato alla complessità di certe realtà che riguardano il male, garantendo che la semplicità di certe esperienze religiose restino autenticamente intatte, secondo la professione di fede e la corretta espressione cultuale riconoscibile nella tradizione cattolica.

In questa prospettiva si può notare che la partecipazione al sacramento dell'Eucaristia comporta la partecipazione alla lotta contro il male. Infatti, nel Rito della Messa, dopo il Padre Nostro, il sacerdote invoca sul popolo il dono della pace che viene da Dio. Questa forte richiesta è formulata con le seguenti parole: Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni; e con l'aiuto della tua misericordia, vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell'attesa che si compia la beata speranza, e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo.

 

7 Aprile 2017

La decima catechesi ha trattato alcuni aspetti che riguardano l'approccio alla Sacra Scrittura da parte dei credenti. La Bibbia è considerato un libro sacro nella tradizione cattolica e ogni credente dovrebbe maturare di essa una conoscenza essenziale a sostengo del proprio cammino di fede.

La Chiesa Cattolica è stata nei secoli propositiva di molteplici approcci ai testi biblici, soprattutto imparando dai Santi a comprendere correttamente il Vangelo, come fonte di ispirazione per la vita e la testimonianza. Dalla scuola dei Santi la Chiesa ha imparato soprattutto a custodire la Parola di Dio, attraverso la capacità di saperla rapportare alla vita quotidiana.

Infatti, non è facile interpretare in questo modo le Scritture Bibliche, perché il loro contenuto per alcuni aspetti rimanda ad una cultura distante secoli dalla cultura contemporanea. Tuttavia, nelle storie raccontate nella Bibbia e nelle parole di Gesù è comunicato un insegnamento perenne, il quale, sebbene sia stato pronunciato in un momento preciso della storia dell'umanità, rappresenta autenticamente la rivelazione di Dio in ogni epoca.

In questa prospettiva, il Magistero della Chiesa Cattolica auspica che ai credenti sia offerta con abbondanza la Parola di Dio in ogni ambito dell'opera di evangelizzazione, tanto nella Liturgia  quanto nella Catechesi. Soprattutto nell'ultimo secolo, però, la Chiesa ha insistito come non mai sull'importanza della Parola di Dio, orientando la lettura e la comprensione dei testi biblici con alcuni peculiari criteri, tra i quali emerge l'unita tra l'Antico e il Nuovo Testamento.

 

21 Aprile 2017

La dodicesima Catechesi, sviluppando il tema della proclamazione liturgica della Bibbia, ha presentato la struttura della Liturgia della Parola, secondo la proposta della celebrazione eucaristica: infatti, la Liturgia della Parola è una delle quattro parti che compongono il Rito della Messa.

La proclamazione liturgica della Bibbia è uno degli strumenti, maggiormente proficui che la Chiesa abbia sperimentato, per far conoscere la Sacra Scrittura e per orientare la vita e la fede dei credenti attraverso la Parola di Dio. Per sviluppare l’argomento, tanto vasto quanto affascinante, è stata approntata per l’occasione una Liturgia della Parola sul tema del portare frutto.

Secondo l’impostazione tradizionale della Liturgia della Parola è stata scelta una lettura biblica tratta dall’Antico Testamento (cf. Ger 17,5-8), un Salmo (cf. Sal 1,1-6), una lettura tratta dal Nuovo Testamento (cf. Gal 5,18-26), un versetto per l’acclamazione alleluiatica al Vangelo (cf. Gv 15,16) e un racconto tratto dai Vangeli (cf. Mt 25,31-46). Come si è accennato tutte queste letture hanno un unico comune denominatore stabilito dal motivo tematico portare frutto inteso in prospettiva salvifica, ovvero obbedire alla volontà di Dio.

Questo tema è stato, dunque, caratterizzato a partire da ciascuna lettura biblica. Il profeta Geremia suggerisce di portare frutto confidando nel Signore; il Salmista suggerisce di portare frutto meditando la Parola di Dio; l’apostolo Paolo suggerisce di portare frutto rinunciando al peccato; il Vangelo suggerisce di portare frutto impegnandosi a custodire l’amore fraterno. Il versetto al Vangelo ha proposto lo stesso motivo letterario tratto da un detto di Gesù: Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituito perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga (cf. Gv 15,16).

In questo modo è stata proposta una chiave di lettura, sul piano metodologico, che può essere utilizzata per qualunque proposta di combinazione delle letture bibliche che compongono la Liturgia della Parola. Infatti, accogliere la Parola di Dio mediante la proclamazione liturgica significa anche comprenderla secondo l’interpretazione che la Chiesa Cattolica propone nel contesto della professione di fede.

 

5 Maggio 2017

La dodicesima Catechesi ha trattato una traccia tipica della spiritualità francescana: il lavoro come dono. Le precedenti Catechesi hanno accennato a questo argomento in riferimento al rapporto tra Religione e Politica: in questo ambito si è considerato quanto sia propositivo il valore sociale della religiosità popolare nella condivisione dell’anelito alla ricerca del bene per ogni uomo.

Questa Catechesi vuole cogliere tale contenuto dalla prospettiva francescana, la quale propone una spiritualità del lavoro come servizio e come testimonianza che diventa cultura verso l’edificazione del regno di Dio. Questi aspetti emergono in modo evidente leggendo la regola di vita professata dal Terz’Ordine Francescano, un testo scritto da Paolo VI nel 1978.

Unitamente alla considerazione del lavoro come dono, anche le regole di san Francesco (1223) e di santa Chiara (xxx), considerano il lavoro come un servizio e una testimonianza, sebbene questi aspetti vengano considerati in riferimento al frate e alla clarissa nel contesto della fraternità.

I due patroni dei terziari francescani, invece, sant’Elisabetta di Ungheria e san Ludovico di Francia, testimoniano il carisma francescano nel loro stato secolare. Ambedue sono stati delle figure molto rilevanti nel medioevo: sant’Elisabetta scopre, ad un certo punto della sua vita, l’importanza di dare un riscontro sociale alla sua esperienza spirituale, fondando un ospedale; san Ludovico, essendo re di Francia (Luigi IX), si propone di affermare i valori della giustizia e della pace, tanto nella vita della famiglia, quanto nel governo della nazione.

La proposta di un tema di spiritualità francescana intercettato dalla prospettiva del laicato francescano è interessante, in quanto mostra un dato evidente e non scontato, cioè che il carisma francescano non si esaurisce nei sentieri solcati da Francesco e Chiara d’Assisi. Anzi, il laicano francescano e altre esperienze di vita religiosa che si ispirano alla regola di Paolo VI contribuiscono alla crescita del carisma francescano, approtatore di un approccio peculiare in ogni ambito della religiosità e della testimonianza.

 

22 Maggio 2017

La tredicesima e ultima Catechesi del Santuario Francescano di Cava dei Tirreni si è tenuta il 22 Maggio, anziché il 19 Maggio. Il tema di quest’ultima Catechesi del percorso di evangelizzazione sul tema della Comunione dei Santi nella Religiosità Popolare è stato inquadrato tra professione di fede ed espressione della devozione e della pietà del popolo.

Sono stati, infatti, presentati due argomenti che riguardano Gesù Cristo: la croce e il sacro cuore. Si tratta di due argomenti che presentano il contesto della Religiosità Popolare secondo la tradizionale impostazione del Magistero della Chiesa Cattolica, ovvero secondo il rapporto tra culto liturgico e culto devozionale.

La croce di Gesù ha alle sue origini cultuali la venerazione della reliquia della santa croce e riceve durante l’anno liturgico un’attenzione specifica in due momenti significativi: il primo è senz’altro la festa dell’Esaltazione della Croce il 14 Settembre; il secondo è l’adorazione della croce nell’azione liturgica del Venerdì Santo. Nel contesto della religiosità popolare la Via Crucis può essere considerata come una continuazione della meditazione e della contemplazione del mistero pasquale di Gesù, a cui rimanda la croce come strumento di morte, ma che per la risurrezione di Gesù, diventa segno di salvezza.

Il sacro cuore di Gesù nasce come una devozione incoraggiata nella storia della Chiesa sia dai Santi che dai Papi: questa devozione, fondata su una spiritualità dal carattare sacerdotale per la sua peculiare inquadratura della mitezza e della compassione esercitate da Gesù nel suo infaticabile ministero salvifico, riceve la sua collocazione liturgica in una delle solennità del Tempo Ordinario, dopo la Pentecoste. Nel contesto della religiosità popolare, pur essendo stata istituita come espressione del culto liturgico, rimane una proposta dallo slancio devoto esercitato nella pietà, espressa prevalentemente come fedeltà alla celebrazione dei sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia.

Nel contesto della Religiosità Popolare, dunque, il connubio tra il culto liturgico e il culto devozionale è un tipo di approccio tanto tradizionale quanto innovativo: basti considerare a come e quanto potrebbe caratterizzare la catechesi mistagogica un tale approccio.

Si registra, infatti, in questo ambito un bisogno urgente di formazione religiosa, sia da parte dei ministri della Parola che degli altri membri del popolo di Dio. La riscoperta della formazione religiosa negli ambienti ecclesiali potrebbe permettere di liberare la religiosità popolare dal sospetto di uno oscurantismo superstizioso e di stabilire un sano rilancio delle forme e dei contenuti propri del culto liturgico e del culto devozionale.

 

Conclusione

Il percorso di evangelizzazione, proposto dal Santuario San Francesco e Sant’Antonio di Cava dei Tirreni dell’anno 2016-2017, ha considerato eminenti argomenti che riguardano le Scritture Bibliche, la Dottrina Cattolica, la Spiritualità Ecclesiale e Francescana, realizzando così un’esperienza di formazione religiosa.

La Catechesi del Santuario per l’anno 2017-2018 sarà nuovamente proposta come percorso di evangelizzazione, il cui tema è La vocazione nella Bibbia: a partire da questa traccia tematica saranno presentate alcune storie di incontro tra Dio e l’uomo raccontate nella Bibbia e sarà delineata una caratterizzazione della vocazione cristiana inquadrata in tutte le stagioni della vita.

Raffaele Petti, OFM

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