La Chiesa Superiore

La chiesa superiore è stata aperta ai fedeli il 14 marzo 2009, elevata a “Santuario della Risurrezione” con una cerimonia solenne, presieduta da padre José Rodriguez Carballo, Ministro Generale dei Frati minori, e consacrata il 15 marzo dall’arcivescovo, monsignor Orazio Soricelli.

L’opera di ricostruzione dalle macerie del sisma dell’80, durata tredici anni, è stata il frutto del miracolo della Fede. La Provvidenza divina ha sempre sostenuto e guidato quanti si sono impegnati con il loro lavoro, e i fedeli che hanno donato il loro contributo, per riportare il Sacro tempio all’antico splendore.

La facciataLa facciata
La chiesa domina maestosamente la piazza antistante, dall’alto di un’ampia gradinata dalle particolari linee curve.
La facciata, rimasta miracolosamente in piedi nel crollo del terremoto, presenta grandi pregi architettonici. Di ispirazione cinquecentesca, in travertino, è caratterizzata dall’originale prospetto ondulato e si compone di due ordini.
Nel primo ordine, in pietra più scura, con lesene e capitelli in stile dorico, si aprono tre archi; l’arcata centrale è molto ampia, retta da quattro imponenti colonne binate, ed è chiusa da un cancello su cui spicca lo stemma della Città di Cava de’ Tirreni, che ritroviamo spesso in questa chiesa, designata fin dal 1517 Chiesa della Municipalità.
Il secondo ordine, gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943, fu ricostruito nel ’64 in travertino chiaro; le lesene scanalate sono qui sormontate da capitelli ionici. Al centro c’è un altissimo balcone con balaustra; ai lati due piccole guglie piramidali, e altre due ornano il timpano, interrotto nella parte centrale curva, che completa il prospetto.

Il campanile
Sul lato destro si staglia la cinquecentesca torre campanaria, in quattro ordini, dopo il parziale crollo provocato da un terremoto nel 1694. Il campanile è caratterizzato dal particolare impiego dei materiali, con il contrasto cromatico tra la pietra grigia e l’intonaco bianco.
I primi tre ordini sono a pianta quadrangolare, il quarto a forma ottagonale, con i lati segnati da lesene con capitelli corinzi. La base è a massa piena, mentre i successivi ordini presentano finestre ad arco, in cui si intravedono le grandi campane, fuse rispettivamente nel 1687, 1765 e 1957 (quest’ultima, unendo due piccole campane del 1537 e 1869).

L’interno
Attraversato l’arco centrale, si apre il nartece, dove una lapide ricorda l’elevazione della chiesa a Santuario francescano del 14 marzo 2009.
Il grandissimo portale centrale, in tufo nero, è ricco di fregi e sculture; ai lati, due mezze colonne, per metà scanalate e per metà decorate con fiori e foglie, sono sormontate da capitelli corinzi con foglie di acanto. L’architrave presenta al centro lo stemma della Città di Cava, sorretto da due puttini, seguiti dagli stemmi dei quattro Evangelisti. Il portale incornicia due pregevoli battenti in legno marrone del 1528, intagliati in bassorilievo dai cavesi Giovanni Marino Vitale e Marcantonio Ferrari, suddivisi in venti pannelli di diverse dimensioni. Al centro è raffigurata la scena dell’Annunciazione, con l’Arcangelo Gabriele a sinistra e la Vergine Maria a destra; subito al di sotto, troviamo ancora lo stemma della Città. In alto a sinistra vediamo i santi Pietro e Paolo; negli altri pannelli, varie figure in stile gotico, con leoni alati, grifoni, pavoni, ippogrifi e viticci intrecciati.

Varcato l’ingresso, l’interno della chiesa si presenta vasto e luminoso; a croce latina, comprende tre navate, lunghe circa 35 metri, un ampio transetto, il presbiterio, l’abside e la sacrestia. La piena luce, proveniente dagli alti finestroni laterali di vetro policromo, investe le pareti dipinte di bianco, azzurro e delicate tonalità di giallo; mentre dai vetri azzurrati dei lucernari, posti sul tetto dei matronei, filtrano attraverso le bifore suggestivi effetti cromatici.
La struttura è sorretta da 20 possenti colonne quadrangolari, costruite con circa 17.000 mattoni pieni, tutti firmati con il proprio nome dai fedeli che li hanno offerti durante la raccolta di fondi chiamata “Un mattone per San Francesco”. Questa sottoscrizione è stata di grande significato anche simbolico: ogni appartenente al popolo dei credenti è chiamato in prima persona ad edificare la Chiesa del Signore.

La navata centrale è ampia; il soffitto è decorato da affreschi, opera del russo Andrej Dubinin, che riproducono quelli distrutti dai bombardamenti del 1943. Nel primo riquadro è raffigurata la Vergine Maria che porge il Bambino a sant’Antonio; il grande affresco centrale rappresenta la Gloria dell’Immacolata tra gli Angeli; nell’ultimo è effigiato san Francesco.

Sulla parete sopra l’ingresso centrale, sono disposte undici pregevolissime tavole del ‘600, con le figure di santi e sante appartenenti all’Ordine francescano: san Bonaventura da Bagnoregio, san Giacomo della Marca, san Bernardino da Siena, san Pietro d’Alcantara, santa Chiara, san Francesco, sant’Antonio, santa Elisabetta d’Ungheria, san Pasquale Baylon, san Giovanni da Capestrano, san Ludovico di Tolosa.

A sinistra del portale centrale si trova il sarcofago del generale Pietro Carola, morto a Cava il 21 marzo 1668. Sul monumento barocco spicca il busto del generale e lo stemma di famiglia con epigrafe.
A destra del portale c’è la lapide che ricorda la consacrazione del Santuario francescano del 15 marzo 2009.
Accanto alla porta laterale destra, la scala che sale nella torre campanaria conduce al vasto Coro notturno, che si affaccia sulla navata centrale; la volta è dipinta in azzurro, con piccole stelle dorate, illuminata dal grande balcone centrale. Da qui poi si accede ai due matronei posti al di sopra delle navate laterali; essi sono caratterizzati dalle eleganti bifore, attraverso cui si intravedono interessanti scorci degli affreschi e delle cappelle.
L’8 novembre 2010 nel matroneo di destra è stata inaugurata la nuova sala Biblioteca, intitolata al beato Duns Scoto.

L’incensiere
BoafumeiroTra gli affreschi della volta nella navata centrale si può notare un’insolita struttura in metallo azzurro, con una grande carrucola da cui pendono robuste corde: essa serve a sostenere e far oscillare un grandissimo incensiere. Realizzato ispirandosi al “Botafumeiro” di Santiago de Compostela, è attualmente il più grande del mondo: pesa circa 70 kg, è fuso in rame, cesellato e bagnato in argento, e può contenere 10 kg di carbone e 3 kg di incenso.
L’incensiere viene lanciato in occasione delle celebrazioni liturgiche solenni e ogni 13 del mese, giorno dedicato a sant’Antonio. Il fumo dell’incenso si diffonde lungo le navate, a simboleggiare le preghiere dei fedeli che si elevano al Cielo, come recita Davide nel salmo 141: “Come incenso salga a Te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera”.

Le navate laterali presentano le volte a crociera dipinte in azzurro e stelle dorate; lungo le pareti si aprono le cappelle.
Fin dalla fondazione della chiesa di san Francesco, molte antiche famiglie cavesi avevano una cappella con altare di ius patronatus, poi con la riforma del Diritto Canonico il diritto di patronato è stato abolito. Oggi le 17 cappelle sono state semplicemente affidate alla cura di famiglie e associazioni che hanno particolarmente sostenuto l’opera di ricostruzione della chiesa.

Nella navata sinistra, partendo dall’ingresso, si susseguono:
Cappella della Divina Misericordia: vi è esposto un dipinto di Andrej Dubinin, con l’immagine di Gesù Misericordioso, come apparve alla santa suor Faustina Kowalska.
Cappella di San Raffaele Arcangelo: una statua lignea raffigura la scena biblica dell’Arcangelo con il giovane Tobia che afferra il pesce nel fiume Tigri.
Cappella di San Ludovico: vi è esposta una grande tavola policroma del secolo scorso che raffigura il santo, re di Francia, patrono del Terzo Ordine francescano.
Cappella di Sant’Antonio abate: presenta la statua lignea del santo, con i suoi segni iconografici: il bastone da eremita con la campanella, il libro con le Sacre scritture, il fuoco sopra il libro.
Cappella del Crocifisso di San Damiano: è dedicata al crocifisso dinanzi al quale San Francesco pregava, quando sentì la chiamata del Signore, che lo esortava ad andare a riparare la sua Chiesa.
Cappella di Santa Lucia e Sant’Agnello: la statua di santa Lucia, risalente al XVI sec, ha gli occhi in un piattino, il libro, la lampada e la palma del martirio. Sant’Agnello ha il bastone pastorale con la croce.
Cappella della Vergine Addolorata: la Madonna vi è effigiata in una pregevole tela del 1700, incorniciata da elaborati stucchi.
Cappella di Santa Chiara: la statua della santa, con il giglio e l’Ostia, è opera degli artigiani di Ortisei.
Cappella di Santo Stefano e San Lorenzo: i due santi sono raffigurati in un dipinto del Dubinin, con i simboli del loro martirio, la pietra e la graticola.

Nella navata destra, partendo dall’ingresso, si susseguono:
Cappella dei Santi Protomartiri francescani: nel dipinto del Dubinin sono raffigurati i santi Berardo, Otone, Pietro, Accursio e Adiuto, che furono i primi missionari inviati da san Francesco nelle terre dei Saraceni, martirizzati il 16 gennaio 1220.
Cappella di Sant’Anna: la statua lignea raffigura la santa con accanto Maria bambina.
Cappella di Santa Elisabetta d’Ungheria: situata di fronte alla cappella di San Ludovico; la tavola policroma del secolo scorso raffigura la santa patrona del Terzo Ordine francescano.
Cappella della Vergine del Carmelo: la statua lignea raffigura la Regina del Monte Carmelo, con il Bambino Gesù che ha lo scapolare tra le dita benedicenti.
Cappella di Santa Rita: con la statua lignea della santa.
Cappella di San Diego: il quadro del Dubinin raffigura il santo spagnolo che distribuisce il pane ai bisognosi.
Cappella di San Giuseppe: la statua lignea del santo ha tra le braccia il Bambino Gesù benedicente e il giglio, simbolo di purezza.
Cappella dei Santi Cosma e Damiano: la pala d’altare, opera dello scultore Giuseppe Turi, è un bassorilievo in terracotta patinato a freddo, composto da otto pannelli che raffigurano i due santi medici, la palma del martirio, il volto della Madonna, il caduceo, la decapitazione, un miracolo operato dai due santi, e il ferimento di un operaio durante i lavori di demolizione della antica cappella, dopo il terremoto dell’80.

Il transetto incrocia le navate e il presbiterio, con due grandi archi, decorati da affreschi di forma rotonda e ottagonale racchiusi da elaborate cornici di stucco, che riproducono quelli andati perduti nella ricostruzione. Sull’arco maggiore, sul presbiterio, al centro è raffigurato Dio Padre con il globo terrestre, seguono in ordine simmetrico san Pietro e san Paolo, i quattro Evangelisti, san Tommaso e san Bonaventura, sant’Agostino e san Giovanni Crisostomo. Sull’altro arco, al centro c’è la colomba dello Spirito Santo, poi a destra santa Chiara, san Giovanni da Capestrano, san Giacomo della Marca, san Ludovico re di Francia; a sinistra san Francesco, san Pietro d’Alcantara, sant’Antonio, santa Elisabetta regina d’Ungheria.

Sui due lati quattro grandi cappelle, a pianta quadrata, conservatesi pressoché intatte dopo il sisma.
A sinistra:
Cappella di San Francesco e Cappella di Sant’Antonio: entrambe sono decorate con stucchi e affreschi nella volta a vela e nelle lunette laterali, raffiguranti episodi della vita dei due santi; i due altari in marmo policromo finemente decorato, in stile barocco, risalgono alla fine del ‘600.
Nelle grandi nicchie semicircolari sono riposte le pregevoli statue lignee di san Francesco e di Sant’Antonio, realizzate nel 1596 da G. Antonio Martino Carrozza di Napoli; esse sono giunte fino a noi miracolosamente intatte, nonostante tutti le calamità che hanno colpito nei secoli la chiesa.
Il 7 marzo 2009 il rettore padre Luigi Petrone, i frati e tantissimi fedeli hanno accompagnato le due statue in pellegrinaggio nella chiesa di Santa Maria degli Angeli in Assisi, in segno di ringraziamento al Signore per la ricostruzione del Sacro Tempio.
Durante le celebrazioni di ottobre, con una solenne cerimonia la statua di san Francesco è insignita del Collare dell’Ordine del Toson d’oro, secondo una tradizione risalente al Settecento.

A destra:
Cappella del Sacro Cuore: ha un grande altare con quattro colonne corinzie, e la volta ricca di stucchi; nella nicchia la statua in legno del Cristo con il Sacro Cuore.
Cappella della Porziuncola: un grande dipinto su tavola del 1586 di Francesco Curia rappresenta l’istituzione del Cordigerato francescano, ad opera di papa Sisto V, effigiato in basso a destra.
Più in alto, una pregevolissima piccola tavola del pittore fiammingo Teodoro d’Errico, della seconda metà del XVI secolo, raffigura la Madonna con il Bambino, san Francesco e gli Angeli.

Il presbiterioIl Presbiterio, leggermente rialzato sul piano delle navate, è delimitato dalla balaustra in marmo; tra le colonnine, lo stemma dell’Arciconfraternita della SS. Concezione, raffigurante la Vergine Immacolata con gli Angeli; a sinistra, il pulpito in legno intarsiato.
Al centro, la balaustra si apre a ventaglio, scendendo lungo quattro gradini, accogliendo e conducendo lo sguardo e il cuore dei fedeli verso il centro della Chiesa: la Mensa Eucaristica.
L’altare maggiore è in puro stile cinquecentesco, con marmi policromi fiorati ad intarsio, coronato ai lati da quattro angeli; al centro, tra sei alti candelabri in argento, è posta la cinquecentesca statua della Vergine Maria con il Bambino Gesù attribuita al Naccherino.

Il Coro
Alle spalle dell'altare del 1500 in marmo e in madreperla, vi è il maestoso coro diurno, in noce massello, con 46 stalli in duplice ordine. Nonostante la severità dell'essenza lignea e la rigorosa geometria a linee ottagonali, l'opera trova vivacità e leggerezza nelle spalliere e prospere scorniciate, decorate con braccioli e testine di angeli finemente intagliati.
L'opera fu eseguita nel 1534 dal Maestro Giovanni Marino Vitale.

L’Abside, che non ha subito danni dal terremoto, è dominato dalla facciata del grande organo costruito dalla rinomata Fabbrica d’Organi Tamburini di Crema, installato nella chiesa nel 1960.
Lo strumento è a trasmissione elettrica, con consolle separata a tre tastiere, con 70 registri e 5000 canne.
Sulle pareti laterali sono collocati otto bellissimi dipinti su tela di autore ignoto della prima metà del secolo XVII; essi raffigurano le Stazioni Quaresimali, partendo da sinistra, La tentazione di Gesù nel deserto, Cristo e la Samaritana, Cristo e l’adultera, Cristo e San Giovanni Battista, Il Battesimo di Gesù, La trasfigurazione, La resurrezione di Lazzaro, L’ingresso in Gerusalemme.
Sul fondo, ai lati del finestrone due mezze lunette, di anonimo di inizio XVIII secolo, raffigurano l’annunciazione, con l’Arcangelo Gabriele a sinistra e la Vergine Maria a destra.
Alle spalle dell’altare si apre l’ampio Coro diurno, con 46 stalli in noce massello disposti in due ordini, con braccioli e testine di angeli intagliati; l’opera di Giovanni Maria Vitale risale al 1534, ed è stata più volte restaurata.

Sulla destra dell’abside:
Cappella dell’Immacolata: sull’altare è riposta la bellissima statua lignea dell’Immacolata Concezione, opera di Martino Carrozza del 1593, recentemente restaurata. Nella volta è raffigurato il Santissimo Sacramento; sulla parete destra, un piccolo affresco con un angioletto con la scritta “Aegri surgunt sani”.

Sulla sinistra dell’abside:
Cappella di San Pasquale Baylon: sull’altare con un’iscrizione latina dedicata al santo, un’edicola contornata da due colonne in stile ionico custodisce la statua lignea del santo inginocchiato, con lo sguardo volto verso l’alto, in atteggiamento di adorazione.
A sinistra, nel luogo dedicato al sacramento della Confessione, è esposto un grandissimo Crocifisso ligneo del XVII secolo. Una porta sormontata da un architrave in pietra grigia, con al centro lo stemma della città di Cava, ci introduce alla sacrestia.

La sacrestia
La cinquecentesca sacrestia è stata solo lievemente danneggiata dal terremoto. Ad essa si accede dalla Chiesa, attraverso una porta in noce massello intagliata con fiorami e sormontata da un architrave di pietra dolce negra scorniciata che recava in alto lo stemma della città, purtroppo trafugato da ladri il giorno 8/2/1994; un secondo accesso è situato nel coro diurno, retrostante l’altare maggiore, attraverso un'altra porta, anch’essa finemente intagliata e squadrata a pannelli.

L’ambiente misura m 10,65 di lunghezza e m 7,80 di larghezza. La volta a semibotte è suddivisa in riquadri, lunette e vele, decorati con affreschi, attribuiti per la maggior parte al pittore napoletano Belisario Corinzio (1560-1643), incorniciati da pregevoli ed elaborati stucchi.

Alcune iscrizioni illustrano i soggetti degli affreschi, in particolare quelli delle lunette che raffigurano scene della vita di Sant’Antonio e alcuni miracoli da Lui operati: La guarigione dell’indemoniato, La conversione del tiranno Ezzelino da Romano, L’apparizione di Gesù Bambino che scherza con il Santo. Sulla porta che conduce al Coro, in un grande riquadro è rappresentato Il miracolo della mula che, pur digiuna da tre giorni, rifiuta il cibo e si inginocchia davanti all’Eucarestia.

Nelle vele centrali si ammirano parecchi episodi della vita del Santo.Nelle vele laterali sono raffigurati papi e personaggi illustri dell’Ordine Francescano. Sulle pareti sono affrescate le figure di san Francesco, sant’Antonio, san Bernardino da Siena, san Ludovico di Francia, santa Chiara d’Assisi, santa Elisabetta d’Ungheria.
Raffinati bassorilievi in gesso raffigurano gli stemmi della città e dell’Ordine francescano e le quattro virtù cardinali: la giustizia, la prudenza, la fortezza e la temperanza.

Al di sotto dei dipinti, le pareti sono rivestite da un’artistica spalliera con armadi, in massello di noce, opera di ignoto della fine del ‘500; a pannelli intagliati, è suddivisa da colonnine semiscanalate, poggianti su piedistalli e sormontate da capitelli di stile corinzio, che reggono una lunga cornice adorna di modanature.
Il recente restauro della sacrestia e dei suoi arredi ha ridato splendore ad un ambiente di grande bellezza.

Nella sacrestia si ammira, infine, un ampio lavamani destinato al servizio liturgico; la vasca, di epoca romana (I-II secolo d.C.), era in origine un sarcofago di marmo con bassorilievi raffiguranti scene di caccia. Rinvenuta durante alcuni scavi eseguiti a Marina di Vietri, venne collocata in situ nel 1585, come fa fede la dicitura scolpita alla base di essa.

Il refettorio
Uscendo dalla porta laterale della sacrestia, un breve corridoio conduce alla sala del refettorio: sulla parete di fondo, spicca un grande dipinto su tela (cm 316x 397) raffigurante L’Ultima Cena del Signore, opera datata 1718 di Giuseppe Guerra, allievo del Solimena.

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